SAMPDORIA-MILAN 1986-87
Il nostro speciale pallone rotola oggi nell’autunno del 1986 in una partita che ha la particolarità di disputarsi in due atti.
Il nuovo Milan targato Berlusconi, dopo un inizio difficile, è ora a ridosso della vetta e la partita con la Sampdoria costituisce un importante banco di prova per capire se lo scudetto sia un obiettivo realmente raggiungibile.
La tifoseria è in fermento anche perché andare in trasferta a Marassi in quel periodo era davvero “impegnativo”. Solo due anni prima per esempio un pullman con 38 tifosi rossoneri a bordo veniva attenuto in questura per due giorni, dopo diversi accoltellamenti nel post gara.

La Sud in trasferta a Genova da “Nella Fossa dei Leoni”
Reduci da tre vittorie consecutive, con otto gol segnati e zero subiti, l’inizio fa davvero ben sperare. Il solito Virdis va infatti in rete di testa: 1-0. Improvvisamente però l’incantesimo sembra svanire e la Samp diventa padrone del campo. Giovanni Galli salva più volte il risultato (parando anche un rigore a Gianluca Vialli) ma il pareggio è solo questione di tempo . Con la squadra allo sbando un insolito episodio ci salva dalla sconfitta: si infortuna l’arbitro D’Elia e la partita viene sospesa.
Il recupero si disputa dieci giorni dopo, durante la sosta di campionato in un inedito giovedì di passione. Purtroppo l’incontro sembra la prosecuzione di quello precedente e mentre infuria un autentico nubifragio subiamo una dura sconfitta per 3-0, sotto in colpi di un incontenibile Hans Peter Briegel.

Un’incursione del Capitano

Le pagelle del match
È una sconfitta che lascia il segno perché sembra che ogni volta si possa iniziare a sognare le cose vadano sempre male. Eppure è proprio in questa atmosfera da pessimismo cosmico leopardiano che cambia la storia del Milan.
Il titolo della gazzetta dello sport del giorno dopo è emblematico:
“La Samp distrugge il Milan
Berlusconi lo ricrea.”
Dopo la cocente sconfitta, con un vero e proprio blitz, il Presidente e il suo entourage volano a Rotterdam acquistando il cartellino di Ruud Gullit, stella emergente del calcio europeo.
E’ un’operazione da film che dimostra lo strapotere economico della società (con i fiorini incassati dalla cessione il Psv finanzierà addirittura il completo rifacimento dello stadio).
L’olandese è proprio il campione che serve al Milan, un Falcao nero come dicono gli intenditori. Il suo look “esotico’ contribuisce poi ancor di più a far sognare i tifosi (i cappellini con le treccine andranno infatti a ruba nelle bancarelle di San Siro).
L’acquisto di Gullit poi dimostra che il vento è effettivamente cambiato. Come aveva già fatto intuire l’acquisto di Roberto Donadoni dall’Atalanta, fino ad allora vero feudo juventino, siamo finalmente tornati a sederci al tavolo con le grandi d’Europa. Per risvegliare l’entusiasmo in tifosi che aspettano qualche gioia da troppo tempo ormai è più che sufficiente. In pochi però avrebbero potuto prevedere quello che di lì a poco a sarebbe successo.
In tre anni dalla pioggia di Marassi alle trombette di Tokyo e il Milan diventerà campione del mondo.

Ruud Gullit con il Presidente Silvio Berlusconi e sullo sfondo Marco Van Basten






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